Taormina

Citazioni su Taormina
- Infine Taormina, paradiso terrestre su un mare mormorante, isola di profumi e di fiori tra le rocce, luci sul mare, l'Etna rutilante. – No, adesso pensa alla tua patria! Quand'anche qui fosse cento volte più bello, pensa alla tua patria natia, al paese dei corsi d'acqua e dei boschi mormoranti e dalla grazia modestissima e intima. (Karel Čapek)
- Non è nient'altro che un paesaggio, ma un paesaggio dove si trova tutto quello che sembra fatto sulla terra per sedurre gli occhi, la mente e l'immaginazione. (Guy de Maupassant)
- Se ci si colloca nel punto più alto occupato dagli antichi spettatori [del Teatro antico], bisogna riconoscere che mai, probabilmente, un pubblico di teatro si vide davanti qualcosa di simile. Sul lato destro si affacciano castelli dalle rupi sovrastanti; più lontano, sotto di noi, si stende la città e, nonostante le sue case siano d'epoca recente, occupano certo gli stessi luoghi dove in antico ne sorgevano altre. Davanti a noi l'intero, lungo massiccio montuoso dell'Etna; a sinistra la sponda del mare fino a Catania, anzi a Siracusa; e il quadro amplissimo è chiuso dal colossale vulcano fumante, che nella dolcezza del cielo appare più lontano e più mansueto, e non incute terrore. (Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia)
- Sulla via di Taormina | tra uliveti e azzurro pelago | il cammin serpeggia al lito; | scosta Aurora al nevi-candido | Etna il vel col roseo dito. | Su la via protende il mandorlo | entro il cocchio i rami in fiore, | scherza al par di lieta driade | da l'amabile rossore. | Sovra il ritmo de l'Oceano, | i suoi miti Grecia invia; | urla immensa, al lido classico | versa il mar la melodia, | e sussurra in lingua ionica, | fra il tremor de l'aura etnea, | ondi-fresche, eterno-giovani | rapsodie de l'Odissea. (Carlo Snoilsky)
Enrico Mauceri
- Essa era il luogo di delizia de' ricchissimi patrizi romani che nell'Isola possedevano immense proprietà, degli alti funzionari dello Stato, di tutti coloro che amavan dimenticare le cure ed i fastidi della vita, e ritemprare lo spirito in un bagno di godimento intellettuale.
- Nella strada provinciale, in prossimità del paese, s'incontrano i primi avanzi della civiltà romana di epoca tarda: qualche rudere di poderosa costruzione civile e lunghe fila di sepolcri disposti come un alveare, e fabbricati con mattoni rossi.
E ben possiamo fin d'ora chiamar Taormina la città classica del mattone. I suoi edifici sontuosi, sian teatri, terme, acquedotti, altro non sono che una sapiente composizione di mattoni, messi in opera con maestria somma e murati in modo che han resistito gagliardamente alle ire degli uomini e alle intemperie dei secoli. I Romani, da quei grandi costruttori che erano, compresero la immensa utilità tecnica dell'impiego del mattone nelle fabbriche, e se ne servirono facendo tesoro dell'abbondanza di argilla esistente attorno al paese. - Taormina, così greca come romana, è ancora un mito; nessuno la conosce profondamente, né alcun archeologo finora ne ha scrutato le intime fibre.
Noi ignoriamo, quindi, non solo la perimetria vera e precisa della città antica, massime della greca, ma financo l'esatto significato di alcuni suoi monumenti poderosi e mirabili. Nessun dubbio che il vasto teatro, la cosi detta naumachia, gli avanzi degli acquedotti e della necropoli, depongano a favore dell'importanza della città romana, la quale fu forse ancora superiore alla nostra immaginazione; ma come scientificamente stabilirne la topografia?
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